Nessuno ha mai pagato un’auto usata più di una appena uscita dalla fabbrica. Non c’è anima viva che abbia speso più per un abito di seconda mano che per uno nuovo. Nemmeno il più sprovveduto dei consumatori spenderebbe un centesimo in più per, chessò, una roulotte dell’ottantatré. Che si chiami usato, o vintage, o second hand, è tutta roba che costa meno. Eppure. Eppure, un marito usato, o vintage, o second hand, si paga a caro prezzo. Molto più caro che uno nuovo. Il marito usato ha gli stessi pregi e difetti di un marito nuovo. Ma, in più, è consumato. Non si trovano facilmente i pezzi di ricambio, come per esempio l’entusiasmo del primo matrimonio. E consuma un sacco di olio, perché gli ingranaggi della famiglia allargata vanno lubrificati in continuazione. Il marito usato non può darci tutta l’attenzione che vorremmo, perché ne deve dare a una caterva di personaggi: dalla progenie, fino a chi, la progenie, l’ha partorita. E questa mancanza di attenzione ci costa cara. Il marito usato ci fa passare ogni anno un natale da incubo, saltando da una casa all’altra, da un nucleo familiare all’altro, mettendo insieme personaggi che stanno insieme peggio che Babbo Natale e Santa Klaus. Altro supplemento di prezzo. Il marito usato un weekend sì e uno no ha con sé i figli. Se ci piacciono, il costo è solo un po’ di babysitteraggio volontario. Se non ci piacciono, o se noi non piacciamo a loro, il costo emotivo equivale a finanziare una spedizione della NASA. Ma, soprattutto, il marito usato è usato e basta. Il problema, con l’usato, è che non hai lo scontrino. Se lo riporti indietro, mica ti rimborsano.
Gennaio 12th, 2012
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