“Sono orgogliosa, impaziente e un po’ insicura. Faccio errori, sono senza controllo e a volte difficile da sopportare. Ma se non riesci a sopportare il mio peggio, puoi star certo che non meriti il mio meglio.”
—Marilyn Monroe (via lecosecherestano)
Luglio 2011
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“Per quanto uno possa raggiungere la verità, niente può lenire la sofferenza di perdere una persona amata. Non c’è verità, sincerità, forza, dolcezza che ci possa guarire da una sofferenza del genere. L’unica cosa che possiamo fare è superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso.”
—
Speechless: Haruki Murakami, Norwegian wood
“Ora si parte, con me le ceneri di una fine, con me la voglia di perdermi, dimenticare chi ero ed essere qualcosa di nuovo e ignoto. O anche niente, perfettamente dispersa nei luoghi, tra le genti che incontrerò. Il viaggio, come dice Lao Tzu, comincia da un solo passo. Quello del cuore, dico io.”
—
E’ arrivato Godot. Ma io non c’ero.: Verso la Scozia
(è esattamente il viaggio che vorrei intraprendere ora, adesso, just now. Quello che comincia col passo del cuore, lasciandosi dietro le ceneri di una fine)
“Quella fu l’ultima volta che ci parlammo e nessuno dei due lo sapeva.
Non lo sappiamo mai, vero?
Almeno avevamo finito scambiandoci parole d’affetto. Mi resta questo.
Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio. È quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire.
Ad altri va peggio.” —Stephen King, Duma key (via oltreleparole)
Non lo sappiamo mai, vero?
Almeno avevamo finito scambiandoci parole d’affetto. Mi resta questo.
Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio. È quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire.
Ad altri va peggio.” —Stephen King, Duma key (via oltreleparole)
“Ciò che ero solito amare non amo più;
mento: lo amo, ma meno; ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmente ho detto la verità. E’ proprio così: amo ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma controvoglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza.
In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: “Ti odierò, se posso; se no, t’amerò contro voglia”.” —Francesco Petrarca (via nakedasicame)
mento: lo amo, ma meno; ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmente ho detto la verità. E’ proprio così: amo ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma controvoglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza.
In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: “Ti odierò, se posso; se no, t’amerò contro voglia”.” —Francesco Petrarca (via nakedasicame)
“che io poi ci ho provato, a rimettere i pezzi, con lui, ma non ce la facevo mica. e ora, dopo 5 anni, non lo so se ne valeva la pena. so che sono cinque anni che penso che quei casini lì, che ho combinato per leggerezza, passione, pancia, incoscienza, condizionano, ogni giorno il mio presente. perché non è bastato lasciarlo, non è bastato rifarmi una vita altrove. io sarò sempre quella che ha fatto quei casini lì, e quindi è adatta per sentire quelli altrui, e capirli. sarò sempre quella che ha fatto quei casini lì, e allora è meglio continuare con storie improbabili, che in quelle serie non ci sa mica stare tanto bene. sarò sempre quella che ha fatto quei casini lì, e li rifarà.”
—
“(…) in quel momento l’ho desiderata così tanto che mi sembrava un’idiozia infinita non provarci soltanto perché stavo con un’altra.
(…) Perché uno ha sempre la tentazione di diventare un costruttore di galere per sé e per gli altri. Tutto il resto sono balle. E comunque io avevo una voglia di stare con questa qua, soltanto che qualche anno prima per qualche mese avevo avuto due storie in contemporanea e era diventato tutto un inferno. E allora io avevo pensato che non volevo rifarlo un bell’inferno per me e per dell’altra gente. E però poi con questa qua ho continuato a uscirci e anche se chiacchieravamo moltissimo, mentre chiacchieravamo pensavo sempre a quanto doveva essere bello abbracciarla, e anche andarci a letto, perché era anche una ragazza forte, una ragazza che sembrava sia delicata che forte, e quando pensi di abbracciare una è bello che sia anche forte, una di quelle che quando sono contentissime ti mollano quelle abbracciate che ti manca il respiro. E pensavo che mi sarebbe piaciuto, mentre lei mi abbraccia fortissimo, metterglielo dentro tutto, come quando senti proprio il tuo pube e il suo che si sfregano fortissimo. Con quella faccia da melone contento che aveva quando ci guardavamo in faccia. Mi venivano delle fantasie di darle dei baci con lo schiocco per vederla fare certe facce.
Poi nessuno ha preso l’iniziativa per tre mesi, anche se ci vedevamo due volte alla settimana. E lei deve essersi rotta. Anche giustamente. E io sono stato malissimo e mi è venuto dentro lo sbragamento totale. Mi è piombata addosso una grande amarezza come non mi veniva più da tanti anni, che mi faceva morire la voce dentro allo sterno, come quando parli e ti vien fuori la voce da vecchio. Però è stata anche una bella cosa perché, pensavo, fai una cosa e stai male perché l’hai fatta; se non la fai invece va a finire che stai male lo stesso perché non l’hai fatta. Quindi, quando uno sa che starà male comunque, dopo puoi fare quello che ti pare e star male tranquillamente perché sai che è inevitabile.” —Ugo Cornia, “Sulle tristezze e i ragionamenti”
(…) Perché uno ha sempre la tentazione di diventare un costruttore di galere per sé e per gli altri. Tutto il resto sono balle. E comunque io avevo una voglia di stare con questa qua, soltanto che qualche anno prima per qualche mese avevo avuto due storie in contemporanea e era diventato tutto un inferno. E allora io avevo pensato che non volevo rifarlo un bell’inferno per me e per dell’altra gente. E però poi con questa qua ho continuato a uscirci e anche se chiacchieravamo moltissimo, mentre chiacchieravamo pensavo sempre a quanto doveva essere bello abbracciarla, e anche andarci a letto, perché era anche una ragazza forte, una ragazza che sembrava sia delicata che forte, e quando pensi di abbracciare una è bello che sia anche forte, una di quelle che quando sono contentissime ti mollano quelle abbracciate che ti manca il respiro. E pensavo che mi sarebbe piaciuto, mentre lei mi abbraccia fortissimo, metterglielo dentro tutto, come quando senti proprio il tuo pube e il suo che si sfregano fortissimo. Con quella faccia da melone contento che aveva quando ci guardavamo in faccia. Mi venivano delle fantasie di darle dei baci con lo schiocco per vederla fare certe facce.
Poi nessuno ha preso l’iniziativa per tre mesi, anche se ci vedevamo due volte alla settimana. E lei deve essersi rotta. Anche giustamente. E io sono stato malissimo e mi è venuto dentro lo sbragamento totale. Mi è piombata addosso una grande amarezza come non mi veniva più da tanti anni, che mi faceva morire la voce dentro allo sterno, come quando parli e ti vien fuori la voce da vecchio. Però è stata anche una bella cosa perché, pensavo, fai una cosa e stai male perché l’hai fatta; se non la fai invece va a finire che stai male lo stesso perché non l’hai fatta. Quindi, quando uno sa che starà male comunque, dopo puoi fare quello che ti pare e star male tranquillamente perché sai che è inevitabile.” —Ugo Cornia, “Sulle tristezze e i ragionamenti”
“Soffrire per l’assenza di chi si ama è un bene in confronto a vivere con chi si odia”
—Jean de La Bruyère (via secondastellaadestra)
“evidentemente c’è qualcosa di peggiore del sentirsi perennemente tristi. l’incapacità di dirlo agli altri.
è per questo che poi ci sentiamo sempre soli.” —
è per questo che poi ci sentiamo sempre soli.” —
“La cosa brutta è che ci son persone che di colpo entrano nella tua vita e riempono buchi che non ricordavi nemmeno di avere. E tu sei li che con un po’ di resistenza ti lasci riempire fino ad arrivare a chiederti come potevi starci bene così incompleta. Poi magari queste persone se ne vanno, all’improvviso come sono arrivate, e ti trovi li che piano piano riperdi pezzi e ti chiedi come avevi fatto l’altra volta a scordarli tutti quei buchi. E piano piano la paura di dover rimparare a scordare diventa più forte della bellezza di essere per un po’ tutta intera.”
—A cosa servono i baci se non si danno?
“Sto solo cercando di ricominciare, smettendo di chiedermi cosa potrei fare di più, come potrei essere di più.
Alla fine di questa storia ho capito che se non riesci a vedermi ora, non riuscirai a vedermi mai.
Alla fine ho capito: tu sei una Malattia. Ed io come le contesse dei romanzi dell’ottocento devo passare una settimana in provincia -nell’aria della campagna- per disintossicarmi da te.
In questa storia ci sono state troppe parole sprecate, io che ogni volta vorrei enunciarti tutti i miei pregi e miei difetti sperando che l’amore ti abbia abbagliato e tu ora possa vedermi solo bianca, bianchissima, come il colore di tutte le cose più belle, come il colore delle pagine dei romanzi dell’ottocento. Invece tu per me non hai proprio pupille e mi sento involucro vuoto: quando siamo a letto non sai nemmeno se vuoi ancora abbracciarmi. Io che ogni volta vorrei capire come possano le altre piacerti più di me e vorrei riuscire a metterti in testa una lunga serie di paragoni o domande retoriche per convincerti della mia qualità di prodotto da scegliere e comprare. Che vorrei farti notare come vado aldilà alle mode delle stagioni dei luoghi comuni dei tagli di capelli tutti uguali. Ma la verità è che non c’è niente da fare.
Una Malattia: non mi fai stare bene perchè mi metti sullo stesso piano degli altri organismi che vuoi invadere. Tu non mi vedi e non mi vedrai mai.
Adesso è primavera, la storia non era una storia, nè un racconto breve.
Era un haiku ed
in tre righe
siamo morti.
Adesso è primavera, è finita anche la pioggia, e noi invece di fiorire ci siamo uccisi sul cemento, tra i binari dei tram e le incomprensioni. Adesso è primavera, è ora di guarire anche dalla malattia, di dimenticare il raffreddore il freddo i piumoni le tazze bollenti i collant rotti il sesso fatto di fretta dove non c’ero più io, dove non c’eri più tu. E’ ora di lasciar morire tutto tra le tue dimenticanze, dove esiste un solo fatto importante: se non mi fai sentire importante è perchè per te non sono importante.
E se è il caso, rinascere. Se proprio è il caso, riscrivere tutto.
(Non mi chiedi neanche più di guardarti negli occhi, ora che sarei pronta a farlo).” —
Alla fine di questa storia ho capito che se non riesci a vedermi ora, non riuscirai a vedermi mai.
Alla fine ho capito: tu sei una Malattia. Ed io come le contesse dei romanzi dell’ottocento devo passare una settimana in provincia -nell’aria della campagna- per disintossicarmi da te.
In questa storia ci sono state troppe parole sprecate, io che ogni volta vorrei enunciarti tutti i miei pregi e miei difetti sperando che l’amore ti abbia abbagliato e tu ora possa vedermi solo bianca, bianchissima, come il colore di tutte le cose più belle, come il colore delle pagine dei romanzi dell’ottocento. Invece tu per me non hai proprio pupille e mi sento involucro vuoto: quando siamo a letto non sai nemmeno se vuoi ancora abbracciarmi. Io che ogni volta vorrei capire come possano le altre piacerti più di me e vorrei riuscire a metterti in testa una lunga serie di paragoni o domande retoriche per convincerti della mia qualità di prodotto da scegliere e comprare. Che vorrei farti notare come vado aldilà alle mode delle stagioni dei luoghi comuni dei tagli di capelli tutti uguali. Ma la verità è che non c’è niente da fare.
Una Malattia: non mi fai stare bene perchè mi metti sullo stesso piano degli altri organismi che vuoi invadere. Tu non mi vedi e non mi vedrai mai.
Adesso è primavera, la storia non era una storia, nè un racconto breve.
Era un haiku ed
in tre righe
siamo morti.
Adesso è primavera, è finita anche la pioggia, e noi invece di fiorire ci siamo uccisi sul cemento, tra i binari dei tram e le incomprensioni. Adesso è primavera, è ora di guarire anche dalla malattia, di dimenticare il raffreddore il freddo i piumoni le tazze bollenti i collant rotti il sesso fatto di fretta dove non c’ero più io, dove non c’eri più tu. E’ ora di lasciar morire tutto tra le tue dimenticanze, dove esiste un solo fatto importante: se non mi fai sentire importante è perchè per te non sono importante.
E se è il caso, rinascere. Se proprio è il caso, riscrivere tutto.
(Non mi chiedi neanche più di guardarti negli occhi, ora che sarei pronta a farlo).” —
“Io non so cos’è l’amore e mai l’ho saputo. Io non ho mai avuto un amore che fosse bello, uno di quelli in cui ci si fanno i regali e le vacanze insieme, di quelli che poi ti rimangono dentro e ti permettono di ricordare l’adolescenza.Io non so cos’è l’amore, da sempre sbaglio a capirlo, coniugarlo, riconoscerlo. Da sempre.
Una mattina mi sono svegliata e non ho più smesso di guardarti per quanto eri bello nel sonno che ti avvolgeva.Un pomeriggio ci siamo guardati negli occhi ed ero la ragazza più triste del mondo sapendo che quegli occhi non sarebbero mai stati miei.
Questa è solo un’altra sera di un’altra estate in cui mi ritrovo a piangere, e ciò non ha troppa importanza, non c’è niente di importante quando non sai cos’è l’amore. L’importanza che può avere morire dalla voglia di rivederti e sapere che da te devo solo scappare, non rispondere, non telefonare, che importanza può avere? E’ solo un’altra estate persa a richiedere indietro i sedici anni che non ho mai avuto, ad esprimere desideri a stelle cadenti che come ogni anno non elargiscono premure. Io non so cos’è l’amore, ma forse nessuno più lo sa.
Mi sono disabituata alla magia e ancora adesso fatico a rendermi conto di come tra noi sia finita qualche attimo dopo avermi baciata, ad ammettere che tra noi è finita da sempre: da quando non mi è bastata tutta l’autostrada del sole per finire di versare le mie lacrime di separazione per le quali potrai offrirmi tutti i fazzoletti che hai senza capire cos’ho. Comunque non saranno abbastanza.
Non sono abbastanza quando mi abbandoni in mezzo alle canzoni, in mezzo ai bidoni di una strada deserta e arida come il tuo cuore, con il quale continui a prendermi in giro, a lasciare carburante nel motore senza lasciarmi scappare. La strada non posso percorrerla con te se non mi ami. Non sono abbastanza, nè io, nè i fazzoletti.Tutto il candore che ti ho donato, tutto il candore che vi ho donato, senza l’amore. Senza l’amore, senza l’amore, senza l’amore. I nostri letti, gli abbracci e le scopate: senza l’amore.
Io non so cos’è l’amore, vorrei pensar che forse nessuno più lo sa, vorrei pensar che un giorno capiremo di aver sbagliato tutto tra risa e sguardi felici. Questo vorrei pensare: un giorno capiremo che l’amore è quello insegnatoci dai nostri nonni, è la pazienza, l’affetto, la premura, l’ultimo boccone della cena che ti ho lasciato, i biscotti nella mia borsa, i racconti della tua infanzia, cercare di scappare da te che non mi ami. Questo vorrei pensare, che sottovalutarci è stato un grande errore. Ma se non posso riavere i miei sedici anni non posso riavere nemmeno un’infanzia che mi permetta di credere alle favole.
Io non so cos’è l’amore, e continuo a crederci solo perchè se scrivo che tra noi non esiste, allora non esiste davvero.” —Storie di non amore: io non so cos’è l’amore
Una mattina mi sono svegliata e non ho più smesso di guardarti per quanto eri bello nel sonno che ti avvolgeva.Un pomeriggio ci siamo guardati negli occhi ed ero la ragazza più triste del mondo sapendo che quegli occhi non sarebbero mai stati miei.
Questa è solo un’altra sera di un’altra estate in cui mi ritrovo a piangere, e ciò non ha troppa importanza, non c’è niente di importante quando non sai cos’è l’amore. L’importanza che può avere morire dalla voglia di rivederti e sapere che da te devo solo scappare, non rispondere, non telefonare, che importanza può avere? E’ solo un’altra estate persa a richiedere indietro i sedici anni che non ho mai avuto, ad esprimere desideri a stelle cadenti che come ogni anno non elargiscono premure. Io non so cos’è l’amore, ma forse nessuno più lo sa.
Mi sono disabituata alla magia e ancora adesso fatico a rendermi conto di come tra noi sia finita qualche attimo dopo avermi baciata, ad ammettere che tra noi è finita da sempre: da quando non mi è bastata tutta l’autostrada del sole per finire di versare le mie lacrime di separazione per le quali potrai offrirmi tutti i fazzoletti che hai senza capire cos’ho. Comunque non saranno abbastanza.
Non sono abbastanza quando mi abbandoni in mezzo alle canzoni, in mezzo ai bidoni di una strada deserta e arida come il tuo cuore, con il quale continui a prendermi in giro, a lasciare carburante nel motore senza lasciarmi scappare. La strada non posso percorrerla con te se non mi ami. Non sono abbastanza, nè io, nè i fazzoletti.Tutto il candore che ti ho donato, tutto il candore che vi ho donato, senza l’amore. Senza l’amore, senza l’amore, senza l’amore. I nostri letti, gli abbracci e le scopate: senza l’amore.
Io non so cos’è l’amore, vorrei pensar che forse nessuno più lo sa, vorrei pensar che un giorno capiremo di aver sbagliato tutto tra risa e sguardi felici. Questo vorrei pensare: un giorno capiremo che l’amore è quello insegnatoci dai nostri nonni, è la pazienza, l’affetto, la premura, l’ultimo boccone della cena che ti ho lasciato, i biscotti nella mia borsa, i racconti della tua infanzia, cercare di scappare da te che non mi ami. Questo vorrei pensare, che sottovalutarci è stato un grande errore. Ma se non posso riavere i miei sedici anni non posso riavere nemmeno un’infanzia che mi permetta di credere alle favole.
Io non so cos’è l’amore, e continuo a crederci solo perchè se scrivo che tra noi non esiste, allora non esiste davvero.” —Storie di non amore: io non so cos’è l’amore
“Autoconservazione:
Negarsi le speranze
Per evitare le delusioni” —
Negarsi le speranze
Per evitare le delusioni” —
“Se vengo allontanata di un metro, tendo a prendere l’iniziativa e farlo diventare un paio di chilometri - un paio di chilometri con una foresta, draghi cattivi e una strega malefica.”
—
Se non sai ridere hai perso: 11.(via glasnostly)