Marzo 2010
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per semplificare bisogna togliere.
e per togliere bisogna sapere che cosa togliere.” —
bruno munari.
( lali )
(via elicriso)
(via tiffany964)
(via rispostesenzadomanda)
(via dielle)
(via brezzadilago)
mi sento in un milione di piccoli pezzi.
come se fossi fatta di lego, e mi fossi disfatta tutta.
Adesso devo solo decidere se riunire i pezzettini per colore, per forma o per altri criteri.
E poi rimetterli tutti insieme.
La sera torno a casa e mi metto sotto il piumone.
Tutte le paure si siedono vicino a me.
A volte stanno zitte, a volte parlano tra loro e di loro.
So che se ne vogliono andare, ma non sanno fare le valigie.
La mano che mi accarezza la testa o la spalla è solo la mia.
Non riesco mai ad arrivare in mezzo alle scapole.
Non devo più chiedere aiuto a nessuno.
Non prentendere che qualcuno ci sia.
Se qualcuno vuole esserci, ci sarà.
mi metto qui, non faccio niente, sto un po’ male, mangio mele cotte.
passerà, è sempre passato questo buco che ho dentro.
” —giunetta tra le nuvole (via batchiara) (via stefigno)Te ne vai e questo è tutto.” —(v. capossela) (via dopodipioggia) (via hoplalalaa) (via accordi)
Permettiamo alle persone di entrare nelle nostre vite, di passeggiarci tranquillamente dentro, di rimettere in ordine o di spostare cose. Di stravolgere tutto. Permettiamo loro di piangerci o riderci dentro. Di renderci più grandi. O più piccoli. Permettiamo loro di mentire, di spezzare, di distruggere. Di rafferddarci l’anima. Alla fine permettiamo loro persino di andarsene, senza se e senza ma. Senza un grazie.
In segreto ho aspettato che tu bussassi e l’hai fatto. Ti è stato aperto. Dovresti esserne grato. Io lo sono.
” —Simplygiuliase avrò un figlio e farà il calciatore,
se un imbecille può parlare,
se un uomo ricco può governare…
Se non perdono niente a me, come posso perdonarti?
Se fai quello che non farei se io fossi in te?” —Senza prudenza, Niccolò Fabi (via micronemo)
- “Perché?”
- “Le donne felici non hanno lo stesso fascino. Spesso sono noiose, a volte irritanti. Non è una buona scelta. Scegli una donna segnata”
- “Come faccio a distinguerla?”
- “Le donne segnate cercano di aiutarti. Cercano di risolvere i tuoi problemi”
- “E ci riescono?”
- “Solo se non sono ancora riuscite a risolvere i loro”
- “…”
- “I problemi degli altri sembrano sempre più facili da risolvere” —
Pommes du paradis terrestre. | the Waxen Pith (via imod)
(via batchiara)
(bisognerebbe discutere sul significato di “felici” e di “affrontare difficoltà”. ma, per il resto, uaaargh.)
(via emmeintumblerland)
(via monicabionda)
(via fastlive)
(via placidiappunti)
(via brezzadilago)
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.” — Eugenio Montale
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.
Vuò vedè ca cunfromme me ne vaco,
tu me vuò bene comme ll’ata sera,
e rieste, cumm’a me, felice e allera,
pecché saie ca si parto resto ccà?
Ccà resto, ‘o ssaie: sto ccà. Pure si ‘a vita
me porta ‘a n’ata parte…
E me fa pena tanta e tanta gente
ca quanno parte, ‘o vero se ne va.
E si vede. L’amore clandestino è così. Ha poca stoffa, intessuto com’è di assenze, che accumulano canestri colmi delle parole che gli amanti non hanno avuto il tempo di dire, di azioni risparmiate in assenza dell’altro, di noie e risate mai condivise, dialoghi immaginari, passeggiate mancate e film mai visti insieme, di esperienze mai avute. Soprattutto l’esperienza - sovrana - dell’altro con gli altri sullo sfondo del mondo, quando dici: “Ti presento il mio amore”.” — Alba Arena
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione di essere perdute,
che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno.
Accetta il turbamento delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta: luoghi, e
nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare. Nessuna di queste
cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre. E guarda! L’ultima, o la
penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose. E, ancor di più, ho perso alcuni
dei reami che possedevo, due fiumi, un continente. Mi sono mancati, ma
non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa
è la prova. E’ evidente, l’arte di perdere non è troppo difficile da
imparare, benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.” — Elizabeth Bishop
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia, essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.” — Pablo Neruda
Benedetta Cibrario, Rossovermiglio, Feltrinelli
(via lyzaazyl)