Perché almeno quello che dipende da me, e da me soltanto, deve – imperativo categorico di sapore kantiano, proprio così – andare bene. Almeno quello. Altrimenti, con che fiducia posso guardarmi allo specchio e ripetermi che ce la posso fare da sola?

Per alcuni, del tutto inesplicabilmente, l’amore svanisce. Per altri, semplicemente, l’amore è perduto. Comunque l’amore può anche essere trovato, magari solo per una notte. E poi c’è un altro tipo d’amore, il più crudele, quello che quasi uccide le sue vittime. Si chiama “amore non corrisposto”. Di quello, io sono un’esperta.

La maggior parte delle storie d’amore è fra persone che si innamorano l’una dell’altra. Ma il resto di noi? Quali sono le nostre storie? Quelli di noi che ci innamoriamo “da soli”.

Noi siamo le vittime dell’amore unilaterale. Noi siamo i disgraziati fra gli innamorati, i non amati, i feriti in grado di camminare, gli handicappati senza il parcheggio riservato.
Sì, avete di fronte un individuo di questa specie e io ho amato volontariamente quell’uomo per più di 3 infelici anni.
Assolutamente gli anni peggiori della mia vita, i natali peggiori della mia vita, i peggiori compleanni, capodanno passato fra lacrime e valium. In questi anni in cui sono stata innamorata ho avuto i giorni più bui della mia vita tutto perché sono stata maledetta dall’innamoramento per un uomo che non mi ha mai amata e mai mi amerà.

Madre, butta i panni e prova ancora, se ne hai voglia, a coccolarmi… perché mi manchi, e se son stata così lontano è stato solo per salvarmi…
(C.Cremonini - “Padre madre”)
Per quel che mi riguarda la mia breve militanza nel partito democratico finisce qua. L’ho votato con convinzione, ho sperato che vincesse. Ho perfino approvato la scelta di correre da solo e di isolare le frange estreme di sinistra. Ma adesso basta. Ci sono valori, ideali, speranze che io non posso abbandonare e che evidentemente non possono non appartenere al partito a cui do il mio voto.
La donna senza un uomo, è come un pesce senza bicicletta.
— Scritta su un muro (via bastet)

Diciamo la verità, ormai per Uòlter l’unico sentimento possibile è una simpatia che sconfina nella tenerezza.

Aveva puntato tutto sui toni civili, sul confronto costruttivo, sull’opposizione leale e serena di Sua Maestà: e quell’altro nel giro di un mese gli ha spernacchiato in faccia una legge che lo salva dal processo Mills, il ripescaggio del lodo Schifani, l’imbavagliamento delle intercettazioni telefoniche, la galera per gli immigrati, l’esercito per strada e una sequela di Tg Rai-Mediaset che sembrano la tivù birmana.

Di fronte a tutto ciò, Uòlter alza il sopracciglio, rattristato, e lancia un “pacato ultimatum”.

L’immagine che mi viene in mente è quella di Uòlter che, alla guida di un Apecar, viene tamponato da un autotreno. Uòlter scende, sorride e timidamente propone al camionista di compilare una constatazione amichevole. Invece il camionista urla, minaccia, gli tira un cazzotto, gli sputa in faccia.

Ecco: a quel punto Uòlter ci rimane molto male e avvisa il suo interlocutore, con un pacato ultimatum, che il dialogo tra di loro è a rischio.

Un paese vecchio con una classe dirigente vecchia non può che essere rappresentato da una Nazionale vecchia che s’infiamma se entra PierPiero.
Gli olandesi intanto continuavano a far entrare in campo ragazzini di 18 anni che scheggiavano traverse.
Zoro (http://zoro.blog.excite.it/permalink/508737/) (oggi non mi funzionano i pop-up dell’editor) :-)