Ma la morte è questo: è la vita, sono i ricordi, è la nostra infanzia, è la nostra storia. E’ amore. Tutto l’amore che chi se ne va ci ha dato. Per quello piangiamo e soffriamo così tanto quando ci muoiono i genitori : sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così. Ci piangiamo addosso, meschini.
Se muoiono di malattia è un’agonia. Se muoiono improvvisamente una sciabolata nel cuore. Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo che ogni giorno ti manca di più. Capisci che l’unica cosa che conta nella vita è l’amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli o i nonni o la prima persona che incontri per strada. Ti illudi che passerai il resto della vita ad amare gli altri. Forse lo farai. Forse no.
Già, il blog. Sto bloggando sempre meno. E non è colpa di BlogBabel, visto che dirado i post già da prima, quando la classifica e tutti gli annessi e i connessi non mancavano.
E’ che io credo che nella vita si vada a fasi. E capita che ti disamori di una cosa e ti innamori di un’altra. Poi magari ti passa.
Vivo bene con la mia irrequietezza, che a volte spaventa le persone. Ma il blog non si fa spaventare. Mal che vada non bloggo più tanto, che male c’è?
D’altronde si sa che chi si abbandona alla routine muore lentamente, come diceva Martha Medeiros (e no, non è una poesia di Neruda; e sì, è quella citata da Mastella il giorno che ha fatto cadere il Governo Prodi; e sì, è una bella poesia lo stesso). E ci vuole il fegato di rovesciare il tavolo e non condannarsi al fare qualcosa che non ti piace.
Un coraggio che non mi è mai mancato, visto che in quasi 34 anni di età non ho fatto altro che cambiare, cambiare, cambiare, cambiare.
Figuriamoci se mi manca per 4 bit in croce. Non ho tanta voglia di bloggare? Non bloggo. Se diventa una routine, un timbrare il cartellino, il tavolo è già gambe all’aria.
Chi si prende cura della normalità dell’esistenza che non ha più niente a cui aggrapparsi? Su chi deve gravare la sempre più onerosa incertezza delle condizioni di vita? Chi deve pagare la fame sfrenata di quei pochi che addirittura hanno aumentato i loro profitti sulla pelle delle persone qualunque? Chi deve farsi carico dello sforzo di ripristinare una condizione almeno dignitosa e sufficiente di esistenza per tutti, per chi si accontenterebbe di aver di che sfamare la propria famiglia, di concedersi qualche ora di riposo e non di lusso, per chi vorrebbe avere l’anima sgravata almeno tanto da poter guardare il mare o le stelle in compagnia della propria amata o della propria famiglia in una notte di primavera?
Ci stanno sterminando tutti. Ecco la verità. Ci stanno uccidendo.